Per chi come me non e' direttamente "toccato", ne' come genitore ne' come insegnante, dalla presunta riforma Gelimini ma che cerca, comunque, di capirne qualcosa, il risultato e' sconfortante. Quello che mi e' chiaro e' solo la confusione generata dal dibattito politico. Non ho ancora capito se il maestro e' "unico" o "prevalente"; se il tempo pieno rimane o viene tolto o solamente ridimensionato. Insomma, la solita confusione all'italiana per la quale non si affrontano mai problemi in modo razionale ma si riduce tutto allo scontro politico-ideologico. Come se fosse un duello all'ultimo sangue tra due concezioni della societa'e del mondo.
Quello che mi sembra chiaro del decreto Gelmini e' che cerca di far funzionare la scuola primaria con meno sprechi portandola su parametri europei. Questa razionalizzazione prevede che una parte di precari se stia a casa o vada a fare dell'altro. Tutto ovviamente discutibile e opinabile. Mi limito solamente ad osservare che da quado ho l'eta' della ragione non ricordo una riforma ministeriale che abbia trovato d'accordo gli insegnanti. Quest'ultimi, invece di protestare e basta, farebbero bene a dirci come si possa rendere la scuola piu' efficiente e meno sprecona; farebbero bene a presentare una loro proposta concreta e realistica che non sia quella di assumere tutti i precari e raddoppiare gli stipendi degli insegnanti.
Altra faccenda, invece, sono i tagli all'Universita'. Qui non c'e' confusione; c'e' solo demagogia, disinformazione e, soprattutto, difesa di privilegi di casta. Mettiamo i puntini sulle "i". I tagli previsti da Tremonti sono "solo" del 3% e spalmati su 5 anni. Questi tagli, inoltre, non vanno minimamente a toccare i 4.000 posti da ricercatore previsti dal concorso del 2009 che di fatto blocchera' qualsiasi assunzione per i prossimi 5 (o forse piu') anni, come ha fatto giustamente notare Giavazzi sul Corriere della Sera. La manovra tremontiana e' ovviamente discutibile ma non e' vero che assesta un colpo mortale al sistema poiche' e' decisamente contenuta. Va sottolineato, inoltre, come la Ricerca e la Didattica, i due pilastri su dovrebbe poggiare l'Universita' fanno gia' schifo cosi' come sono e non vedo, quindi, come pompare meno benzina in una macchina che continua a perderne a litri sia una cosa sbagliata. Certamente, non si risolvono i problemi dell'Universita' italiana con i tagli ma almeno si sprecano meno i soldi dei contribuenti.
Concludendo, credo che un governo democraticamente eletto con un forte maggioranza debba andare avanti sulla sua strada. Poi giudicheremo. Tanto peggio di cosi'...
William Wallace
mercoledì 29 ottobre 2008
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Caro Wallace, sono una delle insegnanti che questa mattina è rimasta a casa a fare quella che tu ritieni essere una ennesima ed inutile protesta. Nel mio ozio gioioso affiora però una domanda per te: come, dove, quando e soprattutto a chi i professori dovrebbero presentare delle proposte concrete? Da quando ho anche io l'età della ragione le cosiddette riforme cadono dall'alto, per effetto di illuminate e repentine intuizioni del ministro di turno e delle sue accolite di misteriosi consiglieri.
RispondiEliminaI precari, piaga sanguinosa del sistema, da anni affannosamente alla rincorsa di una certezza che non arriva nonostante i numerosi corsi di specializzazione affrontati con sacrifici di tempo e denaro, sono serviti in questi anni a tenere in piedi una scuola certamente deficitaria ma, non tanto a livello pedagogico quanto a livello organizzativo e strutturale, piani sui quali di nuovo l'incidenza degli insegnanti è da sempre obiettivamente minima.Adesso 81000 di questi precari rischiano di restare a casa , per quelle misure tremontiane che definisci di impatto miinimo: ma non preoccuparti, e non si preoccupi la nazione, in fondo non si tratta di dipendenti Alitalia e nemmeno di direttori di banca.
Infine, al di là delle tue convinzioni, pare proprio che questo governo stia andando per la sua strada, ma con quanti incidenti di percorso, quante vittime e quanti sfondamenti di carreggiata lo sapremo solo vivendo.Non prevedo niente di buono.
gigia
Cara Gigia, prima di risponderti alla domanda ti faccio notare una inesattezza: ho definito di limitato impatto la manovra di Tremonti che riguarda l'universita'. Ed infatti un taglio del 3% in 5 anni non e' di certo un colpo mortale al sistema come qualcuno vorrebbe farci credere. Tornando alla tua domanda, le proposte si posso presentare ai governi, agli organi di stampa, ecc... Certo, non ci sono garanzie di essere ascoltati ma sarebbe bello provarci presentando riforme realistiche che non siano l'assunzione di tutti i precari e l'aumento di stipendio senza tagliare gli sprechi. E poi scusa, non puoi lamentarti che le riforme arrivino dall'alto come sei i governi provenissero da Marte. Anche voi insegnanti votate per coloro che ci rappresentano. Abbiamo avuto riforme della scuola da ogni tipo di governo, rosso, bianco, nero, rosa, ecc...e mai una, dico una, e' andata bene agli insegnanti! Questo e' un dato di fatto.
RispondiEliminaNon ho fatica ad immaginare che i precari abbiano finora mantenuto in piedi la scuola; ma converrai anche tu che la scuola non puo' continuare ad essere una fabbrica di precari. Secondo te perche' un insegnante in Germania guadagna il doppio di uno Italiano? Perche' i tedeschi sono piu' generosi o perche' la scuola funziona meglio? Per non parlare poi degli standard qualitativi dell'istruzione che di certo non aumentano con il precariato. Se la riforma Gelmini riesce a garantire il funzionamento della scuola primaria con meno sprechi (il che ovviamente e' tutto da dimostrare) non vedo perche' non dovrebbere essere ben accolta.
William Wallace
P.S: saluta il tipico
Caro Wallace,te ne do atto: non sei confuso sei solo ingenuo e come tale,mal conoscendo il mondo della scuola, sei decisamente incline a cadere nelle mille trappoline che i nostri abili governanti sanno sistemare con furbizia . E' vero, non ci saranno licenziamenti: infatti come è possibile licenziare precari mai assunti che dopo decenni di attesa verranno sbattuti via in una età (e in un momento storico) in cui la possibilità di trovare un altro lavoro è assai prossima allo zero?
RispondiEliminaE' vero, non diminuiranno gli insegnanti di sostegno: diminuiranno invece, in maniera drastica, le ore destinate ai singoli casi con la conseguenza che bambini già svantaggiati soffriranno anche per il deciso ridimensionamento dell'aiuto loro fornito; in compenso gli insegnanti di sostegno dovranno aumentare in sforzo immaginativo alla ricerca di strategie, espedienti e difficili soluzioni per venire incontro a problemi di un numero ben più che raddoppiato di studenti in difficoltà.
Per rispondere alla tua obiezione sulla mancanza di progettualità della nostra classe insegnante, ti faccio notare che mentre per le altre categorie è sempre previsto uno spazio di contrattazione- discussione-confronto con la base o con i suoi rappresentanti, il nostro ministero si segnala ( in questo caso CLAMOROSAMENTE)per assoluto dirigismo. La riforma (?!?) è pervenuta direttamente sulle nostre teste senza nemmeno un piccolo tentativo di qualcosa che potesse somigliare a una apertura verso le reali esigenze e necessità di alunni ed insegnanti.
Quanto a produrre alternative valide ( come da tuo sagace suggerimento) forse non ti sei accorto che da anni non facciamo altro, usando allargarci perfino al campo della didattica e della metodologia, senza rimanere confinati alle grette considerazioni economiche che comunque non hanno mai portato a proposte di raddopppiamento dei nostri stipendi, perlopiù, anzi, ci siamo sempre accontentati di pochi spiccioli.
E' piuttosto l'attuale riforma a mancare di ogni senso formativo, dal momento che non riforma un bel niente, limitandosi invece a una serie di tagli e impoverimenti strutturali. Tali tagli non impediscono però al governo di foraggiare ampiamente la scuola privata depauperando ulteriormente le già miserabili risorse della scuola pubblica.
Tu affermi che il precariato non migliora la qualità della scuola.Io ti rispondo che da decenni non si vedevano nella scuola insegnanti motivati, volenterosi e didatticamente preparati come la maggioranza dei precari che hanno quasi tutti frequentato corsi di specializzazione selettivi, pluriennali e altamente formativi.
Caro Wallace, nonostante lo stimolante scambio di opinione , siamo e resteremo su posizioni opposte. Chi vivrà vedrà.
gigia
Cara Gigina (ti posso chiamare cosi'),
RispondiEliminal'ingenuita' verso la politica italiana l'ho persa tanti anni fa, ai tempi in cui con tuo marito andavamo ai comizi di Bossi a gridare "Nord Libero".
Prendo atto che ritieni che i tagli della Gelmini non consentiranno di mantenere l'attuale livello di efficienza della scuola primaria. Ed e' proprio l'obiezione che volevo sentire da un insegnante, invece, dei vuoti slogan di piazza dei tuoi colleghi. Permettimi pero' di avere dei legittimi dubbi su quello che sostieni visto che ci sono altre fonti, non meno autorevoli, che dicono esattamente il contrario.
Detto questo, sei invece molto meno convincente quando parli del modo di agire del Ministero della Pubblica Istruzione e dei precari che rimarranno a casa. E ti spiego perche'. Ogni riforma e' stata sempre osteggiata dagli insegnanti. E non solo quelle della Gelmini e della Moratti (luride serve di Berlusconi) ma anche quelle di Fioroni e Berlinguer, no dico B-E-R-L-I-N-G-U-E-R, per non parlare di quelle ancora precedenti. Nonostante tutta la mia ingenuita' che tu tanto "sagacemente" hai rilevato, non posso credere che ognuno di questi Ministri non capiva un kazzo della scuola tanto da doverla distruggere con la propria riforma. Ho il sospetto, nonostante la mia ingenuita', che la classe degli insegnanti, come tante altre in Italia, fugga come la peste ogni tipo di cambiamento strutturale che non sia quello, gia'sottolineato, di assumere tutti a tempo inderminato. Cosa ovviamente impossibile. Non stento a credere che gli insegnanti ogni giorno cercano di migliorare la didattica negli istituti. E ci mancherebbe altro, visto che sono pagati (poco, molto poco purtroppo) per fare quello.
Per quanto riguarda i precari "motivati, volenterosi e didatticamente preparati" che dovrebbero rimarrebbero a casa in questa difficile congiuntura economica, ti faccio presente che nel privato ci sono decine e decine di persone altrettanto motivate, volenterose e preparate che perdono il lavoro dall'oggi al domani (parlo per esperienza personale) e non hanno gli studenti e le sinistre che scendono in piazza per difenderli. In Italia esiste un circolo vizioso: a differenza dei paesi europei piu' evoluti, perdere il posto diventa una immane tragedia perche' non esistono gli ammortizzatori sociali e il mercato del lavoro non e' sufficientemente dinamico per consentire di "riciclarsi" (scusa la parola) in un altro settore. Ma gli ammortizzatori sociali e gli incentivi all'occupazione non potranno mai essere portati ai livelli degli altri Paesi europei se lo Stato italiano non impara a sprecare di meno e razionalizzare le risorse. Giustamente tu mi dirai che prima di tagliare sulla scuola bisognerebbe farlo in altre settori. Pienamente d'accordo. Ma quali? Che ogni volta che un governo prova a tagliare o liberalizzare dei settori (ALITALIA, Pubblico Impiego, enti locali) scendono in campo sindacati, associazioni, vescovi e l'immancabile Di Pietro a protestare contro il cambiamento?